Facendo leva sul loro aspetto di persone assolutamente normali inducevano le loro vittime,  commercianti, ad anticipare il resto di una banconota che avrebbe poi dovuto portare loro il marito. Riconosciute in strada da una vercellese testimone di un episodio analogo a Casale

La polizia ha smascherato le due truffatrici

(c.c.) Tanto normali da indurre chiunque a crederle persone degne della massima fiducia. Ed è proprio su questo aspetto così tranquillizzante che puntavano due donne di mezza età, per la cronaca torinesi, per mettere a segno le loro truffe; sono state però fermate nei giorni scorsi a Vercelli dalla polizia dopo aver fregato l’ennesimo commerciante.

Il cosiddetto “modus operandi” era sempre lo stesso: concordavano l’acquisto di un prodotto del valore di qualche centinaio di euro e, al momento di pagare, dicevano di non avere contante. A quel punto però telefonavano, o facevano finta di telefonare, ad una persona spacciata per marito di una delle due pregandolo di raggiungerle al negozio con una banconota da 500 euro per pagare il conto; nel frattempo, però, facendo le va sui loro modi gentili e su quell’aspetto di persone così per bene, chiedevano al commerciante se poteva anticipare loro il resto, quasi sempre di 200 euro: niente di troppo impegnativo per il negoziante che veniva rassicurato proprio dal fare decisamente di persona qualunque delle donne, che si spacciavano anche per la moglie di questo o di quel noto personaggio della città. Ovviamente, una volta ricevuto il denaro, si dileguavano lasciando il commerciante ad attendere invano chi avrebbe dovuto portargli il pezzo da 500.

Quando si dice, però, il caso… Poco dopo aver messo a segno la truffa, le due donne, a bordo della loro auto, una Smart targata Torino, venivano fermate per un controllo da una pattuglia della Volante che, verificatane l’ identità, scopriva a loro carico l’esistenza di una lunga lista di precedenti specifici e decideva quindi di accompagnarle in questura per ulteriori accertamenti. Nel mentre arrivava al 113 anche la segnalazione di una persona, dipendente di un esercizio commerciale di Casale, che vedendole transitare a bordo della Smart le riconosceva come le autrici della truffa messa a segno qualche tempo prima nel negozio nel quale lavora. A quel punto gli inquirenti hanno convocato in via San Cristoforo anche una commerciante che nel novembre scorso aveva presentato una denuncia per un fatto analogo e, dopo il riconoscimento delle due donne quali autrici pure di quella truffa, hanno tirato le somme di tutto quanto formalizzando a carico delle due torinesi la denuncia per truffa e per sostituzione di persona e notificando a loro carico il divieto di entrare in Vercelli per tre anni. Quando si dice, dunque, “il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi”: ecco una storia che ben si confà a questo proverbio.

Adesso, per scoprire se nei mesi passati ci si siano stati episodi analoghi, gli inquirenti invitano chi, pur subendo la truffa, non abbia poi fatto denuncia a presentarsi negli uffici di via San Cristoforo.