L'assessore regionale Paolo Monferino con Pier Giorgio Fossale e, a destra, Claudio Zanon, direttore dell'Assr

(c.c.) Il piano di rientro del disavanzo della spesa sanitaria è una cosa, il piano sanitario regionale è un’altra. L’una è ben distinta dall’altra.

L’assessore regionale alla Sanità, Paolo Monferino, ieri a Vercelli su invito dell’Ordine dei medici, presieduto da Pier Giorgio Fossale, ha fatto chiarezza sulle ultime vicende legate alla sanità, soprattutto dopo quanto si è detto e si è scritto in seguito ai recenti incontri promossi dal commissario dell’Asl, Vittorio Brignoglio, che prospettavano pesanti riduzioni del personale dell’azienda, sia medici sia amministrativi e, cosa che più di tutte ha sollevato i malumori del comparto sanitario vercellese, il declassamento da Struttura complessa a Struttura semplice di numerosi reparti del Sant’Andrea.

Il Piano Sanitario è stato definitivamente approvato, partirà con l’anno nuovo e conferma la struttura già anticipata a suo tempo, quella cioè di una sanità in rete con la nascita di un sistema che fa capo ad un ospedale di riferimento, nel caso nostro quello di Novara, al quale sono collegati ospedali “cardine”, come potrebbero essere il Sant’Andrea e l’ospedali di Biella e ospedali “di prossimità”, cioè tutti gli altri sul territorio.

Dall’incontro di ieri è emersa anche una novità che per l’Asl di Vercelli potrebbe essere importante: l’assessore Monferino, accogliendo la sollecitazione giuntagli proprio dall’Ordine dei medici, in particolare dal presidente Fossale, si è detto disponibile a discutere la possibilità di un’integrazione tra gli ospedali di Novara e di Vercelli, anche delle cliniche universitarie, pensando ad un unico presidio tra i due nosocomi.