La conferenza stampa in questura

La conferenza stampa in questura

Professionisti del crimine, con una lunga carriera, è il caso di dirlo vista l’età, alle spalle. Sono gli autori della rapina messa a segno lo scorso 19 gennaio alla casa d’aste Meeting Art di Vercelli. Gli investigatori della squadra mobile della Polizia di Stato li hanno individuati ed assicurati alla giustizia grazie ad indagini precise, ad intercettazioni ambientali e, soprattutto, al coraggio dei dipendenti della casa d’aste la cui reazione ha permesso di riconoscere uno dei due rapinatori.
Il colpo risale, come detto al 19 gennaio scorso, Quel pomeriggio, due malviventi erano entrati nella casa d’aste: uno, armato di pistola, aveva intimato ai dipendenti di non muoversi mentre il complice aveva infranto una teca in vetro asportando diversi oggetti preziosi per un valore di circa 30 mila euro. Al termine del colpo, il primo rapinatore si era allontanato con la refurtiva a bordo di un’autovettura, poi risultata rubata a Torino, mentre il secondo malvivente, dopo essere stato malmenato e spintonato lungo le scale dai dipendenti, cadeva goffamente a terra, ma riusciva ad allontanarsi a piedi e a far perdere le proprie tracce. Nella caduta, tuttavia, perdeva la cuffia che ne garantiva il travisamento ed è stato proprio grazie a questa circostanza che gli investigatori sono poi riusciti a risalire alla sua identità e, da questa, all’individuazione dell’intera banda composta di quattro persone: i due rapinatori e due basisti.
Si tratta di: P.A., 73 anni, residente a Torino, il rapinatore armato di pistola, agli arresti domiciliari; D.M., 55 anni, residente a Torino, il rapinatore che si è impossessato della refurtiva ed è fuggito a bordo dell’autovettura, attualmente in carcere a Torino; A.N., 61 anni, residente a Vercelli, basista, colui che ha effettuato il sopralluogo un’ora prima della rapina e M.C., 53 anni, residente a Torino, il palo, donna, che ha garantito la fuga del convivente D.M., entrambi destinatari della misura dell’obbligo di dimora e di presentazione alla pg.
Tutti sono soggetti pregiudicati e già condannati per reati contro il patrimonio, anche per fatti analoghi. Per D.M. , tra l’altro, la polizia aveva già proceduto, nella serata del 5 marzo, ad un fermo del pubblico ministero e ad una perquisizione durante la quale erano state rinvenute e sequestrate due maschere di gomma utilizzate per travisare il volto, un taglierino e l’autovettura rubata utilizzata per commettere la rapina.
Le perquisizioni eseguite contestualmente all’esecuzione delle misure cautelari hanno dato esito positivo in quanto sono stati rinvenuti e sequestrati alcuni capi di abbigliamento utilizzati in occasione dell’episodio criminoso. Non è stata trovata invece traccia, al momento, della refurtiva.
La notizia dell’individuazione dei responsabili della rapina alla Meeting Art è stata data nel corso di una conferenza stampa in questura alla presenza del procurtore capo Paolo Tamponi, del sostituto Virginia Tedeschi che ha coordinato le indagini, del questore Salvatore Pagliazzo Bonanno, del capo della mobile Sergio Papulino e dei suoi collaboratori che hanno condotto brillantemente le indagini.