Col Museo Borgogna di Vercelli un viaggio nell’arte fiorentina

La vetrata “dantesca” ad opera di Giuseppe e Pompeo Bertini

Proseguono le “escursioni” del Museo Borgogna di Vercelli, alla ricerca di pezzi d’Italia… Questa settimana un piccolo ma curioso viaggio in Toscana, una delle regioni più amate del nostro Paese non solo dai turisti italiani.
Fra le molte opere presenti nella collezione di artisti toscani, in particolare nel nucleo di opere dl Rinascimento, ve ne sono tre molto originali e sulle quali forse non tutti i visitatori si soffermano.
Il nostro viaggio inizia in Sala Rossa <https://museoborgogna.us12.list-manage.com/track/click?u=6b51cbc75cab6d27ae39f4ced&id=dc3f789750&e=6cc03bd39c> con due stipi di ebano <https://museoborgogna.us12.list-manage.com/track/click?u=6b51cbc75cab6d27ae39f4ced&id=99c4ca94c1&e=6cc03bd39c> decorati con una tecnica straordinaria dell’ebanista fiorentino Francesco Betti, un artista artigiano molto amato da Antonio Borgogna che acquista anche altre sue opere che possiamo ammirare lungo il percorso espositivo. Borgogna è appassionato infatti alla lavorazione in commesso di pietre dure di cui Firenze è la patria, con il suo museo storico, l’Opificio delle Pietre dure.
Altro capolavoro di manifattura fiorentina è il tavolo ottagono <https://museoborgogna.us12.list-manage.com/track/click?u=6b51cbc75cab6d27ae39f4ced&id=fb5ce6d51a&e=6cc03bd39c> che si trova in centro alla stanza, con un colorato piano in mosaico di marmi policromi e commesso di pietre dure. Il raffinato arredo, che riporta fra i decori anche lo stemma mediceo, proviene dall’asta della prestigiosa collezione fiorentina del principe russo Anatole Demidoff, cognato di Napoleone Bonaparte. La sua collezione venne messa all’incanto nel 1880 e fu la prima asta a cui partecipò il fondatore del museo vercellese. Salendo al primo piano, il nostro viaggio fiorentino ci porta nel cuore di Palazzo Vecchio, e precisamente dentro la Sala di Leone X, dove Stefano Ussi ambienta e raffigura la famosissima scena in cui la contestata Bianca Capello presenta a Francesco I de’ Medici gli ambasciatori veneziani <https://museoborgogna.us12.list-manage.com/track/click?u=6b51cbc75cab6d27ae39f4ced&id=7ccf606bea&e=6cc03bd39c>. L’evento si svolse realmente nel 1579 quando gli emissari della Repubblica veneta giunsero a Firenze in occasione delle nozze tra la veneziana Bianca e il Granduca di Toscana. La tela venne acquistata da Borgogna direttamente dall’artista e vi è ritratto anche Francesco Borgogna, nipote del nostro collezionista e primo presidente del Museo. Prima di lasciare la sala possiamo incontrare un fiorentino illustre, Dante Alighieri, a cui è dedicata la pregiata vetrata “dantesca”, un cosiddetto “dipinto di luce”, opera fragile e di rara raffinatezza tecnica dei fratelli artisti Giuseppe e Pompeo Bertini di Milano, che celebra la figura del Poeta con il “Trionfo di Dante <https://museoborgogna.us12.list-manage.com/track/click?u=6b51cbc75cab6d27ae39f4ced&id=3dcd8cfb28&e=6cc03bd39c>”.
Buon viaggio nell’Arte!

Rodari al Museo Leone di Vercelli

Un personaggio “a tutto tondo”, si potrebbe dire di Gianni Rodari, se non altro per le date che hanno segnato la sua vita. Sentite qua… – 1920: il 23 ottobre di cento anni fa nasceva, a Omegna. – 1970: cinquant’anni fa veniva insignito del prestigioso premio “Hans Christian Andersen” per la narrativa dell’infanzia. – 1980: il 14 aprile di quarant’anni fa moriva, a Roma. Sembra proprio che gli piacessero i numeri pari, e per di più con lo zero. È per questo che in un anno tondo come il 2020, ma tutto storto a causa della straordinarietà della pandemia di Covid-19, il Museo Leone di Vercelli ha deciso, con ogni forza, di aggrapparsi a lui: a un autore “tondo”, grande e straordinario. A dire il vero, si tratta di un progetto che risale a prima della lunga quarantena, voluto fortemente dall’ Associazione culturale “Il Porto” insieme al Museo Leone così da riprendere una ormai più che decennale collaborazione e inaugurare, con questi piccoli-grandi appuntamenti, la stagione di eventi che si svolgerà nel suggestivo cortile di Casa Alciati. Tornando a Rodari, in programma ci sono due appuntamenti: il primo di sabato 20 e domenica 21 giugno alle ore 18.00, dedicato alle Filastrocche, al Libro degli errori alle Favole al telefono e alla Grammatica della fantasia. Con Roberto Sbaratto, Valeria Bosco e il commento musicale di Luigi Ranghino; il secondo di sabato 4 e domenica 5 luglio sempre alle ore 18.00 tutto concentrato sulla lettura scenica di C’era due volte il Barone Lamberto, forse la più coinvolgente e divertente storia creata da Rodari. I “Camalli” saranno i protagonisti di questa messa in scena insieme a Roberto Sbaratto. Tutto si svolgerà naturalmente nel pieno rispetto dei protocolli per la sicurezza sanitaria; per questo i posti saranno dimezzati rispetto alla normale capienza e la prenotazione sarà obbligatoria. La leggerezza e la profondità delle opere di Gianni Rodari oltrepassano il confine della letteratura per l’infanzia per venire a risvegliare la fantasia e la creatività degli adulti. Soprattutto in questo momento, dopo tutto ciò che è accaduto, la convinzione è che ce ne sia un gran bisogno.

Il Faraggiana di Novara riparte con Lucilla Giagnoni

Il Teatro Faraggiana di Novara ha scelto di riaprire al pubblico lunedì 15 Giugno con “Magnificat” di e con Lucilla Giagnoni, un progetto ideato da Fondazione Nuovo Teatro Faraggiana, ATL Novara e UPO Alumni. Le musiche sono di Paolo Pizzimenti. Un inizio di forte impatto emotivo proprio in occasione della riapertura dei teatri dopo l’emergenza sanitaria. Una “non stop” con tre orari definiti (16 – 19 – 21,30) a segnare l’unicità dell’evento. I biglietti sono disponibili presso la biglietteria del teatro ogni giorno dalle 17,00 alle 19,00 e non è prevista una prevendita online. Un inno che ricorda il “Cantico delle creature” di San Francesco e, prima ancora, la lode innalzata da Maria durante la visita alla cugina Elisabetta come descritto nei Vangeli. Dentro un’umiltà tutta femminile che può diventare chiave di salvezza di un intero genere umano e dell’universo che abita. Lucilla Giagnoni, con la consueta bravura e sensibilità, accompagnerà il pubblico in un viaggio emozionante.