“L’Analisi” di Gianfranco Quaglia: La fabbrica del cibo ai tempi del Coronavirus

Se questa è una guerra, non dobbiamo dimenticare quella raccontata da nonne e nonni, mamme e padri, che l’hanno vissuta, subita, combattuta, vinta anche da perdenti. Perché sono riusciti, comunque, a sopravvivere. E risorgere. Non c’era il Covid-19 (Coronavirus disease), ma un nemico frontale e visibile, qualunque fosse. Ma allora esisteva, come oggi, “la fabbrica del cibo“, quella filiera che dai campi alla tavola assicurava e garantisce ancora la sopravvivenza. L’agricoltura fu determinante nello sfamare gli italiani. Non solo: la vita rurale salvò migliaia di sfollati dai bombardamenti, alimentando un legame città-campagna che si è protratto dal dopoguerra sino ai giorni nostri. Ai tempi del Coronavirus rappresenta sempre una certezza, dietro le quinte di una battaglia quotidiana combattuta in città con le mascherine, l’amuchina, i presidi sanitari, il fronte degli ospedali. La gente dei campi (imprenditrici e imprenditori) è un esercito silenzioso, che non si vede ma c’è, in questi giorni dominati da incertezze, paure, psicosi. Se nel nostro Paese riusciamo a fare la spesa, ad approvvigionarci di cibo, lo dobbiamo a quelle 740 mila aziende agricole, 70 mila imprese di trasformazione alimentare e alla capillare rete di distribuzione (negozi, supermercati, discount, mercati). Una filiera che dai campi alla tavola vale 538 miliardi di euro, pari al 25% del Pil, con 3,8 milioni di persone per garantire la “food security”, la sicurezza alimentare. Coldiretti ha lanciato un appello nazionale per invitare tutti a evitare assalti ingiustificati, perché nel mese di gennaio c’è stato un aumento record della produzione alimentare del 6,8 per cento: una riserva alla quale si potrà ancora attingere. (Gianfranco Quaglia, direttore di agromagazine.it) “L’Analisi” è in onda ogni lunedì alle 17,45 su City4you.

“Speciale L’Analisi” di Gianfranco Quaglia: In trincea, aspettando la Risaia d’Italia

La stagione della risaia 2020 è dietro l’angolo. I risicoltori, anch’essi in trincea per il Coronavirus, sono pronti. Paolo Carrà, presidente dell’Ente Nazionale Risi: “A fine mese l’acqua dovrebbe essere a regime nei canali irrigui. Temiamo soltanto il ritardo nell’approvigionamento dei fertilizzanti e dei diserbanti. L’andamento del trasporto merci procede al rallentatore, se non ci saranno intoppi dovuti a queste difficoltà la tempistica delle semine dovrebbe essere rispettata”. Anche la riserva idrica dovrebbe essere garantita, almeno all’inizio della stagione, considerando che una parte della risaia ormai si affida alle semine in asciutta. I problemi potrebbero presentarsi – come accaduto lo scorso anno – a stagione inoltrata, a giugno, quando sarà necessario concentrare le bagnature in concomitanza con quelle di altre colture, come il mais. Intanto, dal sondaggio sulle intenzioni di semina condotto da Ente Nazionale Risi, emergono le prime indicazioni sulla “Risaia d’Italia” 2020: la superficie dovrebbe salire a 225.600 ettari (+ 5.573 e +2,53% rispetto al 2019). Nel dettaglio: le varietà appartenenti al gruppo merceologico medio e lungo A (+2,28%); le varietà lungo B tipo Indica (-20%). Come dire: un incremento del riso tipo japonica, da mercato interno e da risotti, una netta diminuzione dei risi finalizzati a contorni e insalate, da esportazione. Il ritorno del “mare a quadretti”, come si vede nella “photogallery”, rappresenta anche come riconquista della normalità e dell’ottimismo. Simbolo di un’agricoltura che vuole rispettare i tempi e uscire dal lungo periodo di “lockdown”, l’isolamento imposto dal Covid-19. Nella sequenza fotografica la risaia nei suoi passaggi stagionali: dall’inverno sino alla maturazione autunnale. I cicli stagionali che rappresentano lo scorrere del tempo… (Gianfranco Quaglia) www.agromagazine.it

“L’Analisi” di Gianfranco Quaglia: Vita in campagna, ai tempi del Coronavirus

L’agricoltura è sempre più Smart

In trincea nei campi. L’agricoltura ai tempi del Coronavirus vive anch’essa il suo periodo più incerto. Quasi sospesa tra l’inverno e la prossima stagione. In realtà costretta a difendersi da fake news, interpretazioni fuorvianti, psicosi che si riflettono su produttori e consumatori. Fiori bloccati alle frontiere, addirittura messi in quarantena, in particolare quelli provenienti da Liguria e Toscana. Un danno incalcolabile perché i prodotti florovivaistici sono deperibili. Sulle principali piazze del riso (Vercelli, Novara, Mortara, Pavia) le borse hanno sbarrato le porte. Le contrattazioni continuano attraverso i mediatori, via sms, telefono, email. Si fa strada la commercializzazione telematica, invocata da tempo dalla generazione di agricoltori 4.0. Quello dello smart working è un aspetto nuovo e positivo che entra nei campi. Note negative, invece, arrivano dalle stalle. Qui il prezzo del latte viene “limato” da alcune industrie alle quali gli allevatori conferiscono il prodotto: colpa del Coronavirus che deprime il mercato, si dice. Intanto Coldiretti ha lanciato un campagna social contro disinformazione, attacchi strumentali e concorrenza sleale, per mantenere alta la reputazione del Made in Italy, con gli hashtag “MangiaItaliano e #lacampagnanonsiferma. Insomma, la terra sarà anche bassa, ma il mondo agricolo vuole alzare la testa. (Gianfranco Quaglia) www.agromagazine.it