Il sistema irriguo lomellino è qualcosa di unico e come tale è caratterizzato da un equilibrio delicato dove un minimo errore di programmazione può comprometterne l’efficienza. L’irrigazione nel nostro comprensorio utilizza tre elementi: le portate, il tempo e la falda. Le prime due sono elementi facili da comprendere, mentre il terzo è un fattore poco noto eppure esiste da sempre e se esiste l’irrigazione e la coltivazione di riso e delle marcite prima nei nostri comuni è proprio grazie al ricarico ed allo scarico della falda che mette in funzione i tanto celebrati fontanili, le colature e le risorgenze. In questi giorni stiamo vivendo un paradosso assoluto: pur in presenza di una notevole quantità di acqua nei fiumi e nei corsi d’acqua derivati, si sta riscontrando una criticità enorme con i primi concreti rischi di localizzate perdite di raccolti. Come si è alterato questo equilibrio? I fattori che hanno contribuito all’attuale situazione di emergenza sono essenzialmente due: il primo, un inverno particolarmente siccitoso dove le piogge di aprile e di maggio poco hanno contribuito a risollevare la situazione; il secondo è la sempre più massiccia diffusione del riso seminato interrato che utilizza l’acqua solo dall’inizio di giugno, per di più sovrapponendosi alle prime irrigazioni dei mais. L’equilibrio del sistema irriguo lomellino, a cui si deve aggiungere anche il sistema irriguo della pianura novarese, lo si raggiunge quando le irrigazioni, o meglio la sommersione, iniziano a metà aprile grazie alle derivazioni dai grandi fiumi (Ticino, Po, Dora Baltea e Sesia), consentono il ricarico della falda per percolazione e l’attivarsi di colature e raggiungono il massimo della portata irrigua proprio nel mese di giugno quando si ha la piena disponibilità sia dei canali derivati che delle acque di risorgenza e colatura. In questo momento, complice una diffusione di riso seminato interrato su quasi l’80% del comprensorio, si ha la quasi totale carenza di fonti interne (risorgive, colature e torrenti interni come Agogna, Terdoppio e Erbogna)  che rappresentano oltre il 30% della disponibilità delle risorse irrigue di Est Sesia. Inoltre le risorgive si concentrano nella porzione terminale del comprensorio, per intenderci a sud di Mortara, dove si hanno le maggiori criticità che rasentano l’emergenza. Solo l’eccezionale disponibilità ancora presente nei fiumi principali consente di sussidiare una rete che, storicamente in questo periodo dell’anno, non ha mai necessitato di aiuto; tale sussidio va a discapito delle utenze dei canali derivati ma rappresenta un obbligo essendo l’Est Sesia un consorzio. Se intervenissero scelte coerenti con l’equilibrio irriguo del nostro territorio, come ad esempio favorire la semina in acqua su almeno il 50 % della superficie entro fine aprile con idonee misure nel piano di sviluppo rurale, si potrebbero accumulare in falda oltre 300 milioni di metri cubi di acqua, un volume pari ad oltre 1,20 metri di livello del Lago Maggiore. Un simile accumulo in falda garantirebbe una maggior portata diffusa di quasi 80.000 litri al secondo, che equivalgono alla risoluzione della pesante criticità che stiamo vivendo. Mai come in questo caso la risoluzione del problema è nelle nostre mani.